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Un pensierino per l'anno nuovo

Mi dovete scusare se sarò un po' lungo. Volevo condividere una riflessione, ed i blog sono uno dei luoghi possibili dove poter, come con una bacheca, appuntare i propri foglietti e farli leggere da chi vuole. In questo caso è un po' lungo, e questo va contro i miei principi riguardanti lo scrivere sui blog.

C'è un rischio che secondo me stiamo toccando con mano in Italia e che viene da una certa analisi e da una certa lettura delle ultime vicende politiche, e che non solo è dannoso per la sinistra, ma per l'intero sistema politico italiano. Ed è quello per cui venuta meno una distinzione “morale” fra destra e sinistra (ovvero la moralità della sinistra e l'immoralità della destra), la sinistra non avrebbe più ragione di esistere. E per la sinistra quindi tutto si ricondurrebbe tutt'al più ad un recupero della moralità, da ottenersi in vari modi (ricambio forzoso delle classi dirigenti, espulsioni dal partito, pratiche giudiziarie, ecc.).
L'articolo di domenica di Scalfari su Repubblica sembrerebbe dare quest'impressione, ed è una lettura che danno molti, fra elettori e militanti amareggiati. Quella per cui le forze politiche di sinistra possono essere le uniche, in questo paese, ad avere a cuore l'interesse generale, mentre la destra al governo occuperebbe solamente il potere per suoi fini particolaristici. E quindi la sinistra trarrebbe la sua forza dal “popolo”, mentre la destra dall'insieme delle corporazioni e delle caste che riesce a rappresentare e a foraggiare direttamente con un uso distorto dello Stato. Nel momento in cui anche a sinistra si perde la moralità, allora si spezzerebbe quel legame con il “popolo” e la sinistra non solo crollerebbe elettoralmente, ma perderebbe anche la sua funzione.

Io trovo quest'idea della sinistra italiana estremamente riduttiva. Sicuramente fra le grandi conquiste dei partiti della Prima repubblica c'è quello di aver coinvolto le masse operaie e contadine fino ad allora escluse, sia dal fascismo che dallo Stato liberale post-unitario, nella gestione democratica del potere. Ma non si può ridurre tutto a questo. Ci sono le grandi conquiste sociali, nel campo dei diritti sul lavoro, nella riforma dell'istruzione, nei diritti sociali; ci sono le conquiste civili, dal divorzio al miglioramento della condizione femminile; c'è la lotta per la pace, dall'opposizione alla prima guerra mondiale all'europeismo del secondo dopoguerra. Insomma, c'è qualcosa di più che non la semplice moralità, che fra l'altro in questa logica riduttiva non sarebbe altro che una corretta amministrazione della cosa pubblica. C'è tutto un insieme di lotte politiche, c'è una visione della società e dell'uomo. Ci sono un'ideologia e un programma di rivendicazioni politiche. È su questo che i grandi partiti sono riusciti a convogliare le masse alla democrazia, creando le condizioni per un miglioramento sostanziale della società rispetto a quella povera ed arretrata del dopoguerra.
Certo sono riusciti ad interpretarlo con grande coerenza. Ed è quindi in questo modo che si sono costruiti un vero radicamento nella società e hanno stabilito legami organici con interi pezzi di società, attraverso il partito stesso, attraverso i sindacati o l'associazionismo laico e cattolico.

Da qua si riparte e qui passa secondo me il discrimine fra una ripresa politica e culturale del centrosinistra in questo paese. Dalla lotta alla corruzione? Certamente, perché tutti siamo contro la corruzione. Ca va sans dire. Dalla questione morale? Certamente, perché non ho dubbi che in questo paese in questi ultimi anni molte cose nella gestione delle amministrazioni pubbliche non siano proprio state un modello di accountability (e anzi, forse è da là che si può ripartire). Dall'antiberlusconismo e dall'opposizione dura e pura, senza se e senza ma? Certamente, perché non c'è bisogno di ricordare che noi siamo l'opposizione e che in questo paese c'è un conflitto d'interessi enorme. Dal radicamento territoriale, cioé dallo “stare fra la gente”? Certamente, perché é importante poter coinvolgere in maniera continuativa le persone nella definizione delle politiche sia locali che nazionali, e costruire partecipazione e discussione a tutti i livelli.
Certamente ci servono tutte queste cose, ma non è per niente sufficiente. Solamente se pensiamo che tutti gli altri argomenti siano questioni tecniche, da lasciare a specialisti o esperti dei differenti settori, allora queste cose divengono la questione principale. Invece forse queste cose si risolveranno solamente quando avremo veramente un messaggio su cui invitare gli italiani a partecipare e a costruire davvero assieme questo partito, rendendolo compiutamente democratico.
Io rovescerei la piramide. La questione morale non può essere la precondizione all'esistenza della sinistra in Italia, ma piuttosto ne è una conseguenza. Noi siamo morali non solamente se gestiamo bene le amministrazioni, ma se facciamo politica con coerenza rispetto agli obbiettivi che noi stessi ci diamo, e sui quali chiediamo consenso e partecipazione ai cittadini. Per questo abbiamo bisogno prima di tutto di portare la storia della sinistra, con i suoi principi, nella società d'oggi, cercando di capire che la nostra funzione non è finita.
Questa è una società di eguali, in cui ognuno ha stessi diritti e stesse responsabilità? La dispersione scolastica è ancora fortemente determinata dal censo e dalla provenienza sociale.
Questo è stato un modello di sviluppo che tendeva all'equità sociale? Da oltre 10 anni la forbice fra ricchi e poveri è aumentata a dismisura.
Questo è un paese in cui la politica democratica prevale sugli interessi economici? Basta “leggere” i giornali per accorgersene.
Questo è un mondo pacifico, in cui non ci sono più guerre? Gli schermi tv di questi giorni ci stanno dimostrando la triste realtà di una vicenda che si trascina veramente da troppo tempo.

Questo è il mio pensierino per l'anno nuovo. Buon anno a tutti noi.

Pubblicato il 1/1/2009 alle 15.50 nella rubrica Diario.

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