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eugeniolevi

27 gennaio 2009
politica interna
Resoconto politico di una domenica particolare


Ieri c'è stata la prima assemblea costituente regionale dei giovani democratici, alla sede del Pd di S.Andrea delle Fratte. La sede è favolosa. Ha una terrazza al terzo piano da cui si vedono a bruciapelo i tetti di Roma, con solamente le antenne a rovinare una vista altrimenti sgombra fino a S.Pietro. Alle spalle Trinità dei Monti, con l'obelisco e la chiesa, e anche se la scalinata non si vede, non puoi far altro che immaginarla, piena di turisti e piccioni in cerca di briciole. Non so come facciano a mangiare quelle briciole di pane sporche di tutto il terriccio di questi giorni piovosi; forse è per questo che vi si avvicinano con circospezione, agitando il collo senza sosta. Ma poi quando capiscono che quello è sì, davvero, è pane, allora non ci vedono più, e si tuffano a frotte sulle molliche. Noi umani, per fortuna o per sfortuna, siamo un po' più complicati, e raramente ci accontentiamo: non credo che saremmo disposti a piegarci in due, il collo proteso, e con la bocca tentare di afferrare un umido pezzo di pane. Io almeno non ce la farei, credo preferirei saltare il pranzo. Non so se è meglio, da un punto di vista strettamente igenico, che un pranzo di Burger King consumato su un lungo tavolo, al posto dove normalmente siede un ministro-ombra, davanti ad un elenco di nomi e a un pacco di schede di voto. Delega, scusami, ecco una firmetta, grazie, gianlù la scheda. In lontananza i rumori dell'assemblea.

Siamo alla fine. Il tramonto sulla terrazza tinge d'arancione la linea dell'orizzonte dietro Monte Mario e i tetti di Roma brillano di una luce soffusa. Ancora pochi istanti, e dopo sarà la notte, la fine di questa lunga giornata. Abbiamo un nuovo segretario regionale, il primo.

15 dicembre 2007
Luoghi della vita

Bagni.


Un bagno dell'isola di Krakatoa, subito dopo l'eruzione.

Un bagno del mondo perfetto, così come riportato nel libro cronache di un mondo perfetto.


Un bagno sul pianeta SPJUGKYUOJKç, così come ripreso in una fotografia intergalattica da Kartika.


Il bagno al 5o piano della Facoltà di Economia de "La Sapienza", Via del Castro Laurenziano.

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permalink | inviato da eugenio il 15/12/2007 alle 16:15 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (5) | Versione per la stampa
20 novembre 2007
Via Labicana
Era l'anno scorso e stavo camminando lungo la parte conclusiva di via Labicana in direzione Colosseo, sul marciapiede adiacente al Colle Oppio. Portavo con me i manifestini della campagna elettorale delle municipali 2006, per attaccarne qualcuno nel mio quartiere, il Celio. Da quel punto la vista del Colosseo è abbastanza imponente. Non ci sono palazzi di mezzo a coprire la visuale, e vedendolo da un livello stradale superiore alla sua base si ha quella strana impressione di starci sopra, di potercisi confrontare da pari a pari. Lo si saluta di più come un vecchio amico che non come un nonno a cui portare rispetto.
Appoggiato al muretto che costeggia il parco c'era un orientale (indiano? pakistano? del bangladesh?) con accanto uno stereo portatile di vecchia fattura e una telecamera portatile e l'aria di star cercando disperatamente qualcosa o qualcuno. Appena mi vede arrivare, mi blocca. Cosa vorrà? Una foto ricordo con il Colosseo? Mi dice in un inglese maccheronico se posso riprenderlo con la fotocamera. Perché no? Volentieri. Mi posso anche fermare qualche secondo. Appena ricevuto il mio assenso, prende dalla sua borsetta una catenina, degli occhiali da sole, degli anelli con brillanti fintissimi e se li mette sotto il mio sguardo vagamente attonito. Poi si avvicina e mi spiega: lo devo filmare in direzione Colosseo, e quando accenderà il suo stereo con una cassetta musicale inserita, devo iniziare le riprese. Durante la parti cantate della canzone, devo zoommare la ripresa sul suo volto e sul labiale, negli altri momenti meglio il campo lungo per riprenderelo mentre balla o per riprendere il Colosseo. Tutto chiaro? Mi sento un po' scemo, ma è tutto chiaro.
Accende lo stereo. La musica parte. E' una canzone o indiana o comunque di quell'area geografica. A metà fra il pop anni '80, un po' elettronico, e le melodie indiane. Insomma, il pop moderno indiano. Inizia a ballare, come se fosse in discoteca. All'inizio della parte cantata, inizia a cantare anche lui. Io seguo le istruzioni. Passano dei turisti tedeschi guardandoci come se fossimo un po' matti. Avrei voluto avvisarli che il matto era solo lui, ma ho pensato che forse lo ero più io che mi ci prestavo, a questo servizio, e non ho fiatato. Passano anche un paio di tram sullo sfondo, a rovinarmi le riprese. La canzone finisce, dopo un tempo interminabile.
A quel punto si avvicina con aria soddisfatta togliendosi gli occhiali da sole, pronto per ammirare le riprese. Inizia a guardarle e io già pregustavo i ringraziamenti per il mio primo lavoro da regista di video musicali, quando dopo nemmeno un minuto si gira per avvisarmi che no, le riprese non vanno bene. Dovevo zoommare di più nelle parti cantate. Sembrava quasi arrabbiato. Dovevamo rifare tutto daccapo, così proprio non andavano bene. Io non ci volevo credere. Dopo avermi trattenuto per 10 minuti e avergli fatto questo favore, non andava neppure bene? Mi ci ero anche impegnato, cazzo. Mi stavo irritando. Fatto sta che stavolta, gentilmente, dico che adesso devo proprio andare, e che mi dispiace davvero. Lui, estremamente risentito, come se l'avessi offeso profondamente, tenta di trattenermi. Inutilmente. Lo lascio solo.






permalink | inviato da eugeniolevi il 20/11/2007 alle 19:46 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (13) | Versione per la stampa
16 ottobre 2007
Episodio
Mi è capitato, qualche giorno fa (ricordo solo che giravo per Roma con uno zaino stracolmo di flyer), di assistere ad una di quelle scenette quotidiane che mettono inevitabilmente di buon umore. Che danno l'impressione di vivere in una città viva, in cui le strade non sono solo luoghi in cui si transita il più velocemente possibile per arrivare ad una destinazione (lavoro, casa, ristorante, libreria, pub, ecc.).

Il luogo è una di quelle bancarelle che su via arenula vendono libri usati di tutti i tipi. Il proprietario era seduto su una di queste sedie alte come un trespolo a leggere qualcosa, forse un giornale. Una signora di statura particolarmente ridotta, direi quasi tascabile, rovistava fra i libri d'arte.
La signora ad un certo punto chiede: "Mi può aiutare a prendere questi libri in fondo, ché non ci arrivo?" Erano dei libri su Tintoretto.
Il proprietario, alzando la testa: "Che ha detto, signò?".
"Se mi può aiutare a prendere questi libri in fondo, ché non ci arrivo!", urla la signora.
"Guardi pure, signò" dice il proprietario non accennando nemmeno a scendere dal trespolo e rimettendosi a leggere il giornale.
La signora, a quel punto visibilmente indispettita, dopo un "vabbè", se ne va piuttosto agitata, mentre il padrone della bancarella, a mezza bocca ma non tanto piano da non essere udito dalla signora, con freddo cinismo:
"Tanto era una di quelle che non comprava niente".


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permalink | inviato da eugeniolevi il 16/10/2007 alle 21:17 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa
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