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eugeniolevi

21 gennaio 2009
Obama, il cibo e il meta-blog

Ragionare sui blog, per una persona che ha un blog, è molto frequente. Non so se è normale o no. Certo non sono pochi gli scrittori che scrivono di letteratura, come non sono pochi i film sul cinema. Certo che mentre fare un post sui blog è bloggare, e fare un film sul cinema è fare cinema, o un libro sulla letteratura è un'opera letteraria, parlare di cibo non è mangiare, nonostante si apra la bocca in tutte e due le occasioni. Mi pare una differenza significativa.


La vita prosegue, il mondo va avanti, e nessuno se lo sarebbe immaginato fino a 5 anni fa che nel 2009 ci sarebbe stato il primo presidente nero nella storia degli Stati Uniti d'America. In Italia l'equivalente potrebbe essere un bel ministro immigrato di seconda generazione  in Consiglio dei Ministri, ma ho paura che ci vorrà ancora un bel po' di tempo. Comunque è un bel giorno per la democrazia, e vale la pena festeggiarlo.


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permalink | inviato da eugenio il 21/1/2009 alle 18:56 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa
16 gennaio 2009
DIARI
Sogno napoletano
Io a Napoli ci sono stato solo una volta, durante un viaggio con la scuola in prima media. Eravamo andati a Pompei, ed un giorno l'abbiamo passato nella città partenopea. Poi non ci sono più tornato.
Qualche giorno fa è quindi con sorpresa che ho sognato che stavo a Napoli. Stavo su una via lungo il mare, che saliva verso una collina. C'era un bel sole in cielo, e alcuni bagnanti sulla spiaggia. Avevo la percezione di dover andare in centro. Il motivo non mi era affatto chiaro; certamente non ero un turista. Decisi che per andare in centro dovevo salire lungo la strada, e andare oltre a quelle fabbriche sporche e decadenti che cadevano a dirotto sul mare. Salivo e salivo, e si avvicinava l'ora del pranzo. Non sembrava però che mi stessi avvicinando al centro, quindi mi decisi a chiedere informazioni ad un passante. Stavo sbagliando tutto: il centro era dall'altra parte. Non so perché, ma già avevo questa impressione da prima. Mi suggerì di prendere l'autobus, cosa che prontamente feci. Arrivai in una piazza con un giardino che la fame si faceva alquanto pressante. D'altra parte non avevo idea del perché mi trovassi a Napoli, solo, in periferia, indifferente ai monumenti, sperduto, un po' stanco. Quindi alla prima pizzeria decisi che era tempo di mangiare. Entrai.




permalink | inviato da eugenio il 16/1/2009 alle 16:6 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (2) | Versione per la stampa
16 gennaio 2009
...
La situazione mediorientale mi preoccupa veramente molto. C'è qualcosa di irrazionale in quello che sta succedendo che mi spaventa. Non che non si possano spiegare le posizioni in campo, non dico questo. Tutto ha una sua logica ed anche una sua coerenza. Ma è il senso di un confine molto pericoloso che si è varcato, oltre i limiti di quello che è concesso, che fa secondo me di questa guerra non un episodio come tutti gli altri di questo conflitto infinito, ma costituisce un punto di rottura pericoloso. Speriamo bene.

Ci si sente importanti a scrivere su un blog.
Come se quello che scriviamo potesse interessare al mondo intero.
Come se stessimo continuamente lanciando appelli e riflessioni al mondo intero, e scrivendo grandi verità.
Io ci tengo invece a dirlo: io scrivo solo le prime cavolate che mi vengono in mente, cercando di dare un senso a questo blog, sapendo che un senso non lo troverà mai.




permalink | inviato da eugenio il 16/1/2009 alle 12:41 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (2) | Versione per la stampa
1 gennaio 2009
politica interna
Un pensierino per l'anno nuovo
Mi dovete scusare se sarò un po' lungo. Volevo condividere una riflessione, ed i blog sono uno dei luoghi possibili dove poter, come con una bacheca, appuntare i propri foglietti e farli leggere da chi vuole. In questo caso è un po' lungo, e questo va contro i miei principi riguardanti lo scrivere sui blog.

C'è un rischio che secondo me stiamo toccando con mano in Italia e che viene da una certa analisi e da una certa lettura delle ultime vicende politiche, e che non solo è dannoso per la sinistra, ma per l'intero sistema politico italiano. Ed è quello per cui venuta meno una distinzione “morale” fra destra e sinistra (ovvero la moralità della sinistra e l'immoralità della destra), la sinistra non avrebbe più ragione di esistere. E per la sinistra quindi tutto si ricondurrebbe tutt'al più ad un recupero della moralità, da ottenersi in vari modi (ricambio forzoso delle classi dirigenti, espulsioni dal partito, pratiche giudiziarie, ecc.).
L'articolo di domenica di Scalfari su Repubblica sembrerebbe dare quest'impressione, ed è una lettura che danno molti, fra elettori e militanti amareggiati. Quella per cui le forze politiche di sinistra possono essere le uniche, in questo paese, ad avere a cuore l'interesse generale, mentre la destra al governo occuperebbe solamente il potere per suoi fini particolaristici. E quindi la sinistra trarrebbe la sua forza dal “popolo”, mentre la destra dall'insieme delle corporazioni e delle caste che riesce a rappresentare e a foraggiare direttamente con un uso distorto dello Stato. Nel momento in cui anche a sinistra si perde la moralità, allora si spezzerebbe quel legame con il “popolo” e la sinistra non solo crollerebbe elettoralmente, ma perderebbe anche la sua funzione.

Io trovo quest'idea della sinistra italiana estremamente riduttiva. Sicuramente fra le grandi conquiste dei partiti della Prima repubblica c'è quello di aver coinvolto le masse operaie e contadine fino ad allora escluse, sia dal fascismo che dallo Stato liberale post-unitario, nella gestione democratica del potere. Ma non si può ridurre tutto a questo. Ci sono le grandi conquiste sociali, nel campo dei diritti sul lavoro, nella riforma dell'istruzione, nei diritti sociali; ci sono le conquiste civili, dal divorzio al miglioramento della condizione femminile; c'è la lotta per la pace, dall'opposizione alla prima guerra mondiale all'europeismo del secondo dopoguerra. Insomma, c'è qualcosa di più che non la semplice moralità, che fra l'altro in questa logica riduttiva non sarebbe altro che una corretta amministrazione della cosa pubblica. C'è tutto un insieme di lotte politiche, c'è una visione della società e dell'uomo. Ci sono un'ideologia e un programma di rivendicazioni politiche. È su questo che i grandi partiti sono riusciti a convogliare le masse alla democrazia, creando le condizioni per un miglioramento sostanziale della società rispetto a quella povera ed arretrata del dopoguerra.
Certo sono riusciti ad interpretarlo con grande coerenza. Ed è quindi in questo modo che si sono costruiti un vero radicamento nella società e hanno stabilito legami organici con interi pezzi di società, attraverso il partito stesso, attraverso i sindacati o l'associazionismo laico e cattolico.

Da qua si riparte e qui passa secondo me il discrimine fra una ripresa politica e culturale del centrosinistra in questo paese. Dalla lotta alla corruzione? Certamente, perché tutti siamo contro la corruzione. Ca va sans dire. Dalla questione morale? Certamente, perché non ho dubbi che in questo paese in questi ultimi anni molte cose nella gestione delle amministrazioni pubbliche non siano proprio state un modello di accountability (e anzi, forse è da là che si può ripartire). Dall'antiberlusconismo e dall'opposizione dura e pura, senza se e senza ma? Certamente, perché non c'è bisogno di ricordare che noi siamo l'opposizione e che in questo paese c'è un conflitto d'interessi enorme. Dal radicamento territoriale, cioé dallo “stare fra la gente”? Certamente, perché é importante poter coinvolgere in maniera continuativa le persone nella definizione delle politiche sia locali che nazionali, e costruire partecipazione e discussione a tutti i livelli.
Certamente ci servono tutte queste cose, ma non è per niente sufficiente. Solamente se pensiamo che tutti gli altri argomenti siano questioni tecniche, da lasciare a specialisti o esperti dei differenti settori, allora queste cose divengono la questione principale. Invece forse queste cose si risolveranno solamente quando avremo veramente un messaggio su cui invitare gli italiani a partecipare e a costruire davvero assieme questo partito, rendendolo compiutamente democratico.
Io rovescerei la piramide. La questione morale non può essere la precondizione all'esistenza della sinistra in Italia, ma piuttosto ne è una conseguenza. Noi siamo morali non solamente se gestiamo bene le amministrazioni, ma se facciamo politica con coerenza rispetto agli obbiettivi che noi stessi ci diamo, e sui quali chiediamo consenso e partecipazione ai cittadini. Per questo abbiamo bisogno prima di tutto di portare la storia della sinistra, con i suoi principi, nella società d'oggi, cercando di capire che la nostra funzione non è finita.
Questa è una società di eguali, in cui ognuno ha stessi diritti e stesse responsabilità? La dispersione scolastica è ancora fortemente determinata dal censo e dalla provenienza sociale.
Questo è stato un modello di sviluppo che tendeva all'equità sociale? Da oltre 10 anni la forbice fra ricchi e poveri è aumentata a dismisura.
Questo è un paese in cui la politica democratica prevale sugli interessi economici? Basta “leggere” i giornali per accorgersene.
Questo è un mondo pacifico, in cui non ci sono più guerre? Gli schermi tv di questi giorni ci stanno dimostrando la triste realtà di una vicenda che si trascina veramente da troppo tempo.

Questo è il mio pensierino per l'anno nuovo. Buon anno a tutti noi.

28 dicembre 2008
Che anno....

Nella nostra società si parla molto di svolte, di cambiamenti radicali. Se ne parla in modo ciclico, spesso a sproposito, ogni qual volta che un problema di qualunque tipo si palesa. Spesso parlarne non è altro che un modo per evitare di affrontarlo, il problema. Generare grandi aspettative sull'arrivo di un qualcosa che non si sa cos'è,ed ingigantire le questioni a tal punto da farle sembrare insormontabili ed evitare poi di prendersi le responsabilità per il fallimento. Mi pare che sia capitato spesso in questi ultimi anni.

Non so perché, ma ho l'impressione che stavolta però sull'orlo di una svolta ci siamo sul serio. Questa crisi economica sembra molto seria,e forse accadrà qualcosa di simile a quello che capitò 35 anni fa circa. Ovvero che un modello di sviluppo è finito ed un altro è iniziato. Con tutte le conseguenze sulla società e sulla politica.Il problema è che come sempre la crisi è evidente, meno la sua via d'uscita. Serve entrare in un cono di silenzio per poterne ragionare con calma.


23 dicembre 2008
politica estera
Europa
Due elementi della mia giornata di oggi: la lettura del documento della direzione PD e qualche riflessione sull'Europa.
Ebbene, a pochi mesi dalle elezioni europee e con il mondo che si interroga su cosa l'Europa farà rispetto alla crisi economica, nel documento del PD, che pure ha una parte ampia sull'analisi della situazione del paese, non c'è riferimento alcuno a cosa l'Europa dovrebbe fare. Mi pare un punto ancora più grave che non l'ormai annoso tema della collocazione internazionale, perché vuol dire che non siamo ancora in grado di definire un punto di vista entro il quale scegliere una collocazione. L'unico riferimento all'Europa è nella proposta dello sbarramento nella legge elettorale, ovvero nella riproposizione di una questione riguardante l'assetto partitico nazionale piuttosto che una questione europea vera e propria. C'è bisogno che entro la conferenza di marzo si ragioni in maniera più stringente su questo tema, così come Veltroni ha tentato di fare nella sua relazione su altre questioni.

Eppure mi pare che di cose ce ne sarebbero da dire: a partire dal fatto che con una economia interdipendente come quella europea le soluzioni nazionali, che pure sono politicamente più praticabili e quindi con effetti più immediati, tendono tutte alla subottimalità, ovvero hanno effetti ridotti rispetto ad un'azione congiunta di tutti i paesi. Questo può non interessare magari alla Germania, che é ancora il più grande esportatore europeo, ma per l'Italia, che ha vincoli di bilancio molto più stringenti, dovrebbe essere una delle prime preoccupazioni. Ed è in Europa che si definiscono i caratteri dell'uscita dal capitalismo di carta di questi ultimi anni e si ripensa lo sviluppo e lo Stato sociale.
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