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eugeniolevi

21 gennaio 2009
Obama, il cibo e il meta-blog

Ragionare sui blog, per una persona che ha un blog, è molto frequente. Non so se è normale o no. Certo non sono pochi gli scrittori che scrivono di letteratura, come non sono pochi i film sul cinema. Certo che mentre fare un post sui blog è bloggare, e fare un film sul cinema è fare cinema, o un libro sulla letteratura è un'opera letteraria, parlare di cibo non è mangiare, nonostante si apra la bocca in tutte e due le occasioni. Mi pare una differenza significativa.


La vita prosegue, il mondo va avanti, e nessuno se lo sarebbe immaginato fino a 5 anni fa che nel 2009 ci sarebbe stato il primo presidente nero nella storia degli Stati Uniti d'America. In Italia l'equivalente potrebbe essere un bel ministro immigrato di seconda generazione  in Consiglio dei Ministri, ma ho paura che ci vorrà ancora un bel po' di tempo. Comunque è un bel giorno per la democrazia, e vale la pena festeggiarlo.


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3 dicembre 2008
politica interna
sul rinnovamento nel pd

Sul rinnovamento generazionale si è detto veramente di tutto. Forse anche troppo. E' diventato quasi un'ideologia, la soluzione ai mali del paese e del partito in particolare. Non importa quale rinnovamento si faccia, l'importante è che si faccia! Non importa cosa ci sia di nuovo, o che ci sia il nuovo ma senza idee, basta che nuovo sia! Io credo che questo pensiero recondito, che sicuramente banalizzo un po', sia ben presente nella famosa intervista di Bettini sul rinnovamento, in cui ci proponeva la Madia, Calearo e Colaninno jr. come esempi di nuova classe dirigente. O che si riveli anche dietro una certa critica alla “gestione Veltroni” del partito, impostata su un presunto recupero dello “spirito delle primarie”, come elemento fondativo e fortemente identitario. Il nuovo per il nuovo, il rinnovamento per il rinnovamento. In fondo sia Bettini che i suoi critici in questo caso dicono la stessa cosa, perché in fondo questa è stata la retorica del Pd nella prima fase, fino alla sconfitta elettorale.

Io penso invece che il rinnovamento debba essere prima di tutto accompagnato da nuove idee. Ma non penso che se si è di una generazione diversa, automaticamente le idee siano diverse e valide (perché possono anche essere diverse ma perdenti). E non penso che siano di per sé insite in una nuova generazione di cittadini, per quanto possano essere professionisti giovani ma affermati, ricercatori di successo rientrati dall'estero, precari intellettuali, operai disoccupati o bruciati dalla fiamme, o studenti validissimi. Penso piuttosto che una nuova classe dirigente e le sue idee sul presente e sul futuro si costituiscano in due modi, per niente originali: con lo studio e con la pratica.

Con lo studio vuol dire una cosa semplice, che un tempo si chiamava formazione politica. Leggere, pensare, discutere.

Con la pratica vuol dire che il processo di formazione sia personale, che intellettuale, che politico, non può essere visto semplicemente come un processo statico. Si forma nel mezzo della battaglia politica, nella costruzione di iniziative. Fra vittorie e sconfitte. Deve esserci libertà di sperimentare nella formazione, perché non tutto riesce immediatamente col buco. Per questo serve anche una organizzazione giovanile, e per questo non si diventa immediatamente dirigente nazionale senza un minimo di esperienza politica. Perché ad un certo livello, chiaramente, non ci si può più permettere di sbagliare molto.

Le due cose vanno assieme. Studio e pratica, persone e idee. Non vedo molte alternative. E non mi pare di aver detto cose particolarmente originali. Un nuovo dirigente importante del PD può uscire solo da un percorso di questo tipo. Per questo penso che un certo dibattito sia una forzatura. Nel caso di Bettini, strumentale ad una dirigenza che sostanzialmente sta fallendo i suoi obbiettivi e prova a rifugiarsi in corner. Nel caso dei detrattori, semplicemente coerente con un certo pensiero anti-partitico molto in voga negli anni scorsi.

28 novembre 2008
Resurrezione (parte 2) (straniero in terra amica)
Mi sento uno straniero in terra amica. Sono passati 6 mesi. Sembrano millenni.
E' come quando si torna da un lungo viaggio, in cui si sono esplorati territori sconosciuti, conosciute nuove abitudini e mangiato cibi esotici, e le facce dei vecchi amici non sono più familiari come un tempo. Chissà cosa hanno fatto in questi lunghi mesi di assenza, se hanno intrapreso percorsi diversi, se si sono rintanati nelle vecchie abitudini, se hanno finalmente capito cosa dovevano fare. All'inizio si fa anche solo fatica a capire, tanto diverso era il fuso orario e tanto diversa era la lingua. E la stanchezza che abbiamo vissuto non ci rende consapevoli per qualche secondo, tanto le esperienze vissute ci hanno segnato. 

Ecco, questo sono io che riscrivo su questo blog, ormai abbandonato.
E questo sono io dopo le primarie dell'organizzazione giovanile del PD. E' tempo di riprendere il cammino di una generazione. Forse per questo PD ancora non è detta l'ultima parola.

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permalink | inviato da eugenio il 28/11/2008 alle 15:10 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa
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